venerdì 22 luglio 2016

Charles Heidsieck Champagne Blanc Des Millénaires 1995




E’ la Cuvée de Prestige, solo Chardonnay, dai migliori vigneti della Costa dei Bianchi, solo acciaio, come del resto tutta la gamma C.H., malò svolta, la bellezza di diciotto anni sur lattes, nelle crayeres maison, con sboccatura dicembre 2014.

Il primo impatto, nonchè vero filo conduttore, dal primo all’ultimo sorso, è la freschezza, che comunica formidabile ed eclatante giovinezza.
Tale peculiarità costituisce l’ossatura, attorno alla quale, fioriscono una successione clamorosa di elementi gustolfattivi, di primissimo ordine, non così scontatamente riscontrabili nelle top cuvée.

Il capolavoro inizia con un finissimo e meraviglioso perlage e continua con un naso stratosferico di crema pasticcera e brioche, burro e nocciola, thè e gelsomino, mela cotogna e cedro, spezie e tabacco, cacao e ardente mineralità iodata.

Il capolavoro si sublima in una bocca sontuosa, dominata da complessità e struttura, quasi inarrivabile quanto a coerenza e ricchezza aromatica. “Pappa e ciccia” tra grassezza e raffinatezza, per una girandola di sorsi emozionanti, di profondità deeeply underground, persistentissimi, in un ciclone inarrestabile di sapide mineralità gessose e marine, zenzero e muschio, cioccolato bianco, albicocca…

Il vero, l’unico, Chardonnay della Champagne, quello della Côte des Blancs.
Non cercarlo altrove. 

Incroyable, inoubliable.





martedì 19 luglio 2016

Haderburg Riserva Hausmannhof Brut 2002




E’ la cuvée de prestige di Haderburg e, invocate le sacrosante proporzioni, qui di prestigio ce n’è.
E’ un pure Chardonnay, solo uve bio, di proprietà, coltivate nell’omonimo maso, niente malò, oltre otto anni sui lieviti, avvalorati dalla sboccatura del settembre 2011.

E’ oro brillante, con sottile e persistente effervescenza.
Un freschissimo scrigno, di elegante bouquet e ricchezza di sfaccettature, al cui interno racchiude rocciosità minerale, pane tostato e crema pasticcera, una croccante mela verde e tanta frutta tropicale, fiori gialli di montagna e nuances di  frutta candita.

La bocca, dinamica e fedele continuazione delle impressioni olfattive, si distingue per una forte valenza fruttata – banana, mela e cedro – e minerale, con intarsi di mandorla e fichi secchi. Il sorso, intenso e di grip verticale, mai arrendevole, si arricchisce, strada facendo (e, ahimè, finendo) in complessità, terminando con una fresca scia sapida e speziata, ma sacrificando qualcosa quanto a persistenza.

Per me, uno dei migliori metodo classico italici; dell’Alto Adige, sicuramente il migliore. Great job, Alois.


venerdì 15 luglio 2016

giovedì 14 luglio 2016

Domaine Saint Sébaste Saint Sébaste Sélection 2014




In un velocissimo transito, lo scorso anno, a Neuchâtel, non mi feci mancare l’infilo in una enoteca cittadina, per farmi suggerire un produttore svizzero serio e di qualità.
Giusto per, me ne uscii con 2 bocce: un œil-de-perdrix, da uve Pinot Nero, e questo bianco, da uve Chasselas, forse vitigno autoctono svizzero e, sottolineo forse, mancando unanimità di vedute a tal proposito.

Dalla vigna, fino alla cantina, i principi cui si ispira l’azione di Jean Pierre Kuntzer, titolare del domaine, si riassumono in: cultura biodinamica, mineralità ed espressione del terroir. In effetti, alla prova dei fatti, tanto il naso, quanto il palato, confermano tali proposizioni.

Snasate di freschezza, netti profumi di pompelmo e limone, un cenno di tiglio e un risoluto, quanto convincente, carattere minerale.

La bocca, un filo citrina, avvalora e aumenta, saldamente, l’assetto minerale, regalandomi sorsi secchi, equilibrati e di elegante persistenza, che mi portano a pensare che lo zio riesca nel suo intento di far parlare, lucidamente, il terroir.

Mi toccherà approfondire, magari andando proprio a conoscere il signor Kuntzer.
Per ora, mi gusto la mia prima volta con una svizzera.


domenica 10 luglio 2016

Ristorante Balzi Rossi | Ventimiglia


  
Chef  Enrico Marmo

Umiltà, Passione, Sogno

Sono le tre peculiarità principali, (non le uniche) che ho colto, conversando con lui.
Tre elementi che, senz'altro, hanno "contagiato" tutta la brigata di cucina, per giungere fino in sala.
Non a caso, tutto inizia, coerentemente, con un'accoglienza di eleganza non affettata.


  
E’ passato un po’ di tempo, ma non tantissimo, dall’ultima volta.
Tuttavia, pare siano trascorsi lustri.
E’ cambiato anche il locale, più sobrio, più raffinato, di classe.




E’ una splendida serata, ergo, vale la pena accomodarsi in terrazza.
Questo il punto di vista: a strapiombo sugli scogli, les pieds dans l’eau, l'infinito.




 Pane, focaccia alle olive e grissini al mais maison

  

Il benvenuto dalla cucina


Acciuga ripiena fritta, raviolo di erbette e barbagiuaj
  

 Qui inizia il viaggio di Enrico, attraverso una cucina, la cui spina dorsale, è l’acidità:
m a g n i f i c a

 

 Pan bagnà, spada marinato, nasturzio, pomodoro e salsa yogurt
 Equilibrio e gran freschezza
Samples di sapori e bocca subito in loop




 Triglia locale, crema di zucchine, cipolla di tropea in agrodolce e panissa
La miglior triglia in assoluto
Parecchi i minuti di persistenza



 Totani spillo fritti e salsa tartara
Precisione e acidità in levare




Gnocchetti di patate di Mombarcaro, totanetti, pomodoro e basilico
La perfezione della semplicità




Crema di riso di latte, tentacoli di calamari a risotto, pomodoro verde
Profondità di sapori e salivazione in ascesa




Pagellino scottato, verdure, funghi e acciuga 
Piatto acido-amaro splendido

La progressione di acidità, iniziata con l’amouse-bouche, qui raggiunge il nirvana
Lì voleva arrivare, Enrico
Lì è arrivato: meta!
 


Ancora un omaggio dalla cucina
Ovuli e gamberi crudi di Sanremo (appena recapitati)
 


  
Lime e crosta di pane, erbe aromatiche, fiori e mineralità
Raffinata tensione


Inizia la discesa
Si abbandonano completamente i toni acidi, per passare a questo pre-dolce che,
a mio modestissimo giudizio, potrebbe (e dovrebbe) perdere il prefisso,
  diventando dolce a tutto tondo


 Pesca saturnina (o tabacchiera) e granatina alla verbena
Sublime, di freschezza inarrivabile




 Tarte au citron, cardamomo e coriandolo 

Ci sarebbe, c'è stato, anche un secondo dolce “Come un tiramisù”, fatto senza il cacao, emozionante anche quello. Senochè, la foto è imbarazzante, (tanto quanto il fotografo).
Fìdati del mio palato




 Coccole finali


Una cucina verticale, solidissima e rigorosa, coerente e consapevole, fatta con materie prime di altissimo livello, per piatti di grande equilibrio.
Pulizia di sapori e puntualità nelle cotture, sono altri due elementi che affrescano e arricchiscono questa tavola. Il pesce che sa di pesce, il pomodoro che sa di pomodoro, la cipolla che sa di cipolla, etc., non sono affatto banalità. Anzi…

Mai come stavolta, i termini, cui solitamente ricorro per descrivere una formidabile bottiglia di vino, si sposano, a meraviglia, alla cucina di Enrico: freschezza, verticalità e zero fronzoli, consistenze e complessità, profondità e tantissima persistenza.

La cucina è un’onda, sostiene Enrico, come un dj set, affermo io. O, quanto meno, dovrebbe esserlo, tanto la cucina, quanto un dj set.
Altrimenti via lo chef e via pure il dj.






Ultimo, ma non per ultimo, ho apprezzato scrupolosi e già collaudati sincronismi, ancorchè sia passato poco tempo, tra cucina e sala. Sala che è saldamente nelle mani e sotto il controllo impeccabile del Maître, il sig. Franco, mentre la sig.a Rita e le ragazze, sono presenze discrete, attentissime e sempre puntuali, dal sorriso sincero e contagioso.
La carta dei vini è classicheggiante, di ampio respiro alla voce Champagnes, anche per i grandi formati.

Una tavola imprescindibile, sulla quale si servono Emozioni.
Un ex secondo, per me già primo, in attesa di diventare sceriffo.
Signor Franco, si tenga pronto per quel caffè.