domenica 19 ottobre 2014

Igt Sicilia Grillo 2011 Barraco





Nino Barraco sappiamo chi è, cosa e soprattutto come lo fa, in quel di Marsala. A chiacchiere tutti fanno il vino in vigna. A chiacchiere. Nino, lui, è tra coloro che può sostenere, a pieno titolo e senza tema di smentita, di farlo in vigna.

Stappo e verso nel calice questo liquido dorato e luminoso. Annuso e lo trovo, inizialmente, un tantino riservato, timido, quasi volesse nascondersi. Tuttavia, un quarto d’ora gli è sufficiente per non tradire la sua origine.
Nino sei sicuro che, per fare prima, magari senza volerlo, non hai imbottigliato… l’acqua del mare che accarezza le tue vigne?
Al naso è diretto, pulito, franco e avverto, inequivocabilmente, ciò che le viti, col loro respiro, hanno trasferito negli acini: la salsedine, il salmastro, lo iodio, il sale, il minerale, l’alga. In mezzo a questi vortici marini, si ritaglia il suo spazio anche un’onda fruttata di agrumi, fichi, albicocche, con una increspatura di mandorla.

In bocca freschezza vibrante, a fortissima prevalenza iodata, salata, con marginale presenza di frutta gialla. Durata del flacone brevissima e inversamente proporzionale alla sua persistenza. Sul palato, salmastro e salato, minerali avvolgenze di alga e ostrica, con un tocco di scorza di cedro.

P.S. Leggendo il volume alcolico in retroetichetta – 14.5 gradi – mi sorge il dubbio che non sia acqua marina. Eppure, proprio questo impeccabile controllo e bilanciamento – per tutta la boccia alcol mai e sottolineo mai pervenuto – non dissipa tutte le incertezze sul quesito iniziale. Magari! A scanso di malintesi e fraintendimenti, puntualizzo, anche e soprattutto 4 dummies, che sto ironizzando.

P.P.S. Coloro che, spesso e giustamente, mi rimproverano di non indicare l’abbinamento, sappiano che gallina bollita, bagnetto verde e patate fritte, hanno esaltato le peculiarità di questo Grillo, evidenziando inoltre, il suo formidabile potere sgrassante.
Che bevuta, Nino.





Ho raccontato un altro Grillo a questo indirizzo:



giovedì 16 ottobre 2014

Piacere Barbaresco 2014 | Barbaresco




Segnalo, per questo fine settimana – sabato 18 e domenica 19 ottobre – l’appuntamento con l’ottava edizione della kermesse, organizzata dall’Enoteca Regionale del Barbaresco, in collaborazione con i comuni di produzione.

Quest’anno il focus riguarderà le annate 2009, 2010 e 2011 e vedrà la partecipazione di oltre cinquanta produttori, per oltre cento etichette in degustazione, con possibilità di acquisto dei vini assaggiati, presso l’attigua Enoteca Regionale.

La manifestazione, come di consueto, si terrà presso il Salone Consigliare del Municipio di Barbaresco, con orario 10-19, al costo di 20 euri per un giorno e di 35 euri per le due giornate.




mercoledì 15 ottobre 2014

Igp Venezia Giulia Verduzzo 2007 Bressan




Ho scritto, non molto tempo, fa di un macerato che non mi aveva convinto.
Resettate tutto e voltate pagina, qui è altra storia.

Vendemmia un po’ tardiva e lunga macerazione per un calice aranciato carico e intenso.
Al naso è freschissimo e con un forte incipit minerale, su cui si sviluppa una valanga di frutta gialla, anche tropicale – albicocca disidratata sugli scudi, nettarina e agrumi confit, fichi e datteri – una punta di miele, qualche erba essiccata di campo e una pulita nota ammandorlata.

Il palato, impressionante per freschezza e allineato in tutto e per tutto – come da ordini di Fulvio! – amplifica l’espressione olfattiva, con l’ampia connotazione fruttata – anche qui moltissima albicocca, datteri e cedro candito – che si divide il proscenio, senza pasticci, con convincenti e forti tinte di sapida mineralità.

Bottiglia equilibratissima, con la lunga macerazione che non ha affatto intaccato l’acidità e la verticalità dell’assaggio. Una piacevole verve tannica, ha contribuito a slanciare un sorso – pieno, asciutto e di fluida beva - che si è rivelato lungo, parecchio persistente e ha chiuso con netti rimandi di mandorla, dattero e sigaro.
Tranquilli, non ho fumato e non sto ridendo, in tavola solamente un assortimento di formaggi, a pasta dura, stagionati.

Un vino non facile e non per tutti, di carattere, con le palle, che non le manda a dire, come è nello stile del suo papà vignaiolo.
Per me un altro viaggio, appagante e indimenticabile, nell’enomondo di Fulvio.


martedì 14 ottobre 2014

Bollicine, Paranoie & Complessi di Inferiorità




Nei giorni scorsi, zappando sulla rete, mi sono imbattuto in una serie di ameni virgolettati – che prendo per buoni - rilasciati da Vittorio Moretti, fondatore e presidente dell’azienda franciacortina Bellavista, nel corso di un’intervista.

Nello specifico un passo non, ribadisco non, mi ha colto in contropiede: “…oggi a Erbusco produciamo il Bellavista, uno spumante che se la gioca alla pari con gli champagne francesi”.

Spumante, alla pari con gli champagne.

Oggi niente pistolotti e niente retorica.

Sorridere? Piangere?


lunedì 13 ottobre 2014

Aoc Champagne Blanc de Blancs Latitude Extra Brut s.a. Larmandier-Bernier




Il Latitude è uno Chardonnay in purezza, le cui uve provengono tutte dalla stessa latitudine, precisamente nella parte sud del villaggio di Vertus. E’ uno dei tanti Champagne che viaggiano abbastanza bene all’ora dell’aperò.

Giallo oro brillante, parte con una marcia olfattiva più incline al fruttato – limone, pompelmo e mela - che al floreale (timo). La classica espressione minerale e gessosa chiude, in progressione, questo percorso, onestamente un filo avaro, o magari solamente reticente.

In bocca non si disallinea, in buona sostanza, da quanto dimostrato al naso, con qualche lampo di agrume giallo ad illuminare un cielo molto gessoso e (troppo) acido, con una bollicina tesa e molto abrasiva.
Il Latitude passa velocino e saluta, con poca longitude.

Cosa è mancato? Quella conditio (o condicio) sine qua non, sulla quale batto da sempre: equilibrio.
Peccato, anche considerando che costicchia e mordicchia già un tot.

Allargando il discorso, senza per questo voler sostenere che di notte tutte le vacche siano nere, gli Champagne provenienti da questo villaggio – duri, austeri e, talvolta, inflessibili - continuano a non entusiasmarmi, anche scalando fasce di prezzo.
Sempre pronto, nondimeno, a cambiare idea davanti a un sorso étonnant.


venerdì 10 ottobre 2014

Igp Sicilia Saray 2009 Porta del Vento



Avevo ancora sete, dopo cena, di qualcosa di “caldo”, ma non distillato, di qualcosa che mi facesse da guanciale. Scendo in cantina, lo punto, lo estraggo dalla rastrelliera, 13 gradi lui, uno in più la cave. Aggiudicato.

Ho già scritto altre volte - mai abbastanza, lo so - dei vini di Marco Sferlazzo.

Il Saray è Catarratto, in purezza. Quell’ambrato – trenta giorni sulle bucce, senza solforosa, con lieviti indigeni - radioso, solare e vibrante, che dapprima ti incuriosisce la vista, ti corteggia il naso poi e, infine, ti conquista e ti possiede il palato.

Naso loquace e sincerissimo, che non abiura le sue origini. Di freschezza martellante, sguinzaglia le peculiarità siciliane, partendo dalla frutta – melograno e dattero, melone e albicocca, un mix di agrumi – per toccare le espressioni vegetali delle macchia mediterranea isolana.
Un solido impianto minerale e salmastro mi spedisce in overdose i recettori.

La stessa, incitante e asciutta freschezza, la incontro al palato, che certifica la traduzione, armoniosamente simmetrica, degli aromi olfattivi in sapori. Riecco la frutta gialla e rossa, con la scorza di cedro, l’albicocca e il dattero davvero svettanti, mentre sale ancora di intensità l’aspetto salmastro, con picchi salini sferzanti.
Sorso di carattere, lungo e assai persistente che, con il dilatarsi della temperatura, mi regala un finale di mandorle, spezie e fichi sciroppati.

Con le stesse cure che riserviamo ai rossi, iniziando dalla temperatura. Me raccumanno.


martedì 7 ottobre 2014

La Conchiglia | Arma di Taggia




Due dubbi amletici (il primo risolto, il secondo sulla via):
1.dopo che ci sono stato, solo per puro piacere, e senza affatto pensare alla rece, ve la racconto, con le foto che, comme d’habitude, sono ciò che sono?

2.spoilerare o rinviare tutto alla fine?

Si sta troppo bene nel dehor, ci sarà tempo per accomodarsi nella elegante sala interna. 

Alla carta, oppure un menù di cinque portate più caffè, tariffato a 65 euri. Folle non sceglierlo.



Warm-up


Da una ampia e raffinata carta dei vini, scelgo questo vigneron, a me sconosciuto


50 & 50
Chardonnay da Rilly la Montagne e Pinot Nero da Ecueil
Fine & Equilibrato



Filetto di pescatrice cotta in bianco su vellutata di patate, salsa balsamica e porri fritti



I piatti arrivano così



Calamaretti di lampara in zemino coi carciofi



Tagliolini 40 tuorli conditi con granseola, pomodoro e peperoncino





Dopo che vi ho raccontato l’88…in fasce ma l’impronta c'è.
Aromatico, miele, pesca, agrumi.
Idrocarburi e mineralità in fieri



Pagello cotto in tegame su zoccolo di patate e erbe aromatiche



Cannolo di pan di spezie su gelatina di lamponi e piccoli frutti rossi



Il classico, e intramontabile, di casa: mousse al tabacco...



 ...con accoppiata da urlo libero



Piccola, croccante e sapida




Accoglienza: elegante, senza affettazione e, allo stesso tempo, familiare.

Materie prime di qualità indiscutibile.

Cucina: mai pindarica, precisa, sobria, equilibratissima, con cotture impeccabili. Sempre.

Servizio: gentile, amichevole, simpatico, professionale e attentissimo.

Temperature di correttezza maniacale, dal primo all’ultimo boccone, per le portate calde. 

Tavola d'Autore, chapeau-bas!