venerdì 18 aprile 2014

Docg Chianti Classico 2009 Ormanni





Una delle aziende che si è avvalsa del preziosissimo lavoro dell’indimenticato Maestro Assaggiatore Giulio “Bicchierino” Gambelli. Questo già basti a spiegare di chi parliamo e con quali prodotti ci misuriamo.

Questo è il loro biglietto da visita - e che biglietto - composto per il 90 per cento da Sangiovese, con una piccola parte di Canaiolo.
Nel bicchiere un invitante rosso rubino luccicante. Precisione già dalle prime snasate. Spicca una ciliegia dolce e golosa, seguita da eleganti fragranze di fruttini di bosco, humus e una rosa assai profumata, con cenni ferrosi e speziati ad arricchire un profilo olfattivo di gran pulizia.

Un assaggio morbido e dolce, autentica le percezioni aromatiche ed esprime, in primis, un bellissimo frutto croccante, che, rinfrescato da giusta acidità fa, letteralmente, salivare la bocca. Al sorso non mancano struttura, trama tannica, equilibrio e soprattutto una leggerezza di beva da applausi.
Molto persistente, con echi di frutti rossi e spezie dolci, chiude con una sottile riga minerale.

Soddisfazione garantita a costo praticabile, dodici euri in enoteca.

 


Racconto un altro Chianti Classico a questo indirizzo:

  

martedì 15 aprile 2014

Igt Terre Siciliane Bianco SP 68 2012 Arianna Occhipinti





Ho più di un debole per la Sicilia e per i suoi vini, quelli buoni. E questo non fa eccezione. Un vino che ti parla, subito, appena lo apri, con quella sincerità e quel sorriso semplice e naturale che sono solo due dei tanti tratti – belli – della Occhipinti.

Il nome del vino è l’acronimo di Strada Provinciale 68, dove si trovano le vigne. E’ un blend di Moscato di Alessandria (Zibibbo) e Albanello, uno storico vitigno autoctono siculo, coltivato nella provincia di Siracusa che, nel tempo, ha perso appeal.

Nel calice è giallo brillante e di bella intensità, anche in virtù di una macerazione di una decina di giorni sulle bucce. Il naso è di franca e fulminea freschezza. Si avvertono, chiare, l’aromaticità e la dolcezza dello Zibibbo che, con l’ossigenazione, lasciano spazio a sentori di camomilla, note fruttate – limone pera e pesca – e ritorni vegetali di menta e timo, con pulita mineralità sullo sfondo.

Al palato si dimostra asciutto, assai fresco e per nulla dolce. L’aromaticità c’è, ma è secca e dritta, retta da ottima acidità, una salda scia minerale e marina, con tanti agrumi e un soffio di miele.
Un sorso semplice ma, allo stesso tempo, ampio e con una sua profondità, di piacevole persistenza, che mi, ci, ha molto gratificato.

Questo vino è andato via, alla velocità della luce, su un piatto altrettanto semplice e povero come lo è un merluzzo bollito con insalatina, tiepida, di ceci, conditi con olio, non a caso, Panta Rei 2013 (Tonda Iblea) della signora Occhipinti.

Un vino e un olio, che parlano l’identico linguaggio di chi li produce, con quella semplicità che qui non sia, non lo è, affatto, sinonimo di difetto o carenza. Anzi.


sabato 12 aprile 2014

Aoc Champagne Les Murgiers Extra Brut s.a. Francis Boulard





Lo chiamerò Monsieur Boulard, giacchè qualcuno ritiene che raccontare di persone riportando solo il (primo) nome sia un modo, subdolo, per arrogarsi e rivendicare chissà quali fantasiose frequentazioni e amicizie, una specie di captatio benevolentiæ. Bene, chissenefrega.
Ho conosciuto – siamo conoscenti, almeno fino a quando lui si ricorderà di me, va bene cosi? – Francis a Vini di Vignaioli 2012, ancorché bevessi già da prima i suoi vini, infatti lo scorso luglio, giusto qui, ne scrissi.

Francis è un burberone (all’apparenza), che quattro anni fa, lasciò l’azienda di famiglia e, seguito dalla figlia Delphine, prese la strada in solitaria, creando un domaine tutto suo. Ora coltiva tre ettari, nella Montagna di Reims, quasi completamente certificati biologici, con la pratica della biodinamica in vigna. I suoi vini sono tutti molto dritti, poco o punto dosati e costituiscono vera espressione del terroir.

Francis è chiaro, già dalla retroetichetta. Les Murgiers è un blanc de noirs, Pinot Nero e Pinot Meunier, le cui percentuali, non indicate, risulteranno più esplicite e leggibili al naso e all’assaggio. E’ un millesimato 2007, non rivendicato, che ha svolto malò, passaggio in legni vecchi, oltre 5 anni sui lieviti, sboccatura 27 settembre 2013 e dosato a 5 gr./l.

Oro intenso e luminoso alla vista, con effervescenza fine e costante.
L’olfatto è subito timbrato da freschi aromi di pasticceria da forno – biscotto e brioche – tallonati da sentori di lime e pesca e una sincera impronta vegetale di timo e salvia. Ad una successiva roteazione, spuntano le spezie – cannella e noce moscata – con il risvolto minerale che inizia la rincorsa verso il trono.

La bocca, freschissima e integra, è testimone speculare dello spettro olfattivo. Molto equilibrata e complessa l’espressione aromatica, con pochi rimandi tropicali e molti di sottobosco, con la sapidità minerale che si impone a tutto campo. Sorso tagliente, quasi da non dosè, con fine trama speziata a fare da corollario. A naso, e in bocca soprattutto, dico molto più Pinot Meunier che Pinot Noir. La progressione di beva è incalzante al punto che l’assaggio è durato pochissimo e si è imboccata la strada, senza ritorno, del tracanno… (ir)responsabile.

Chiamatelo come vi pare, nom ou prénom, ma assaggiate i suoi vini.



mercoledì 9 aprile 2014

Docg Cerasuolo di Vittoria 2007 Cos





L’unica Docg della Sicilia, dal 2005.
Questo è un blend composto da 40 unità di Frappato e 60 di Nero d’Avola.
E’ rubino brillante. Fin dall’olfazione si annuncia molto intenso e sfaccettato. Parte speziatissimo, con intrecci, persistenti, di arancia rossa e melograno, cui si associano la ciliegia e l’amarena; emergono, in seguito, note floreali – rosa – e di cappero, con, sullo sfondo, una fine striatura balsamico-iodata.

Al palato, brilla per eleganza e complessità, mantenendo, coerentemente, i tratti del quadro olfattivo. C’è una solida e vivace commistione tra le componenti fruttate, speziate e minerali. Il sorso, scattante e retto da ottima acidità, con il tenore alcolico mai fuori scala, si dimostra lungo e persistente.
Una tenace e costante sapidità iodata chiude una bevuta sempre agile – quasi compulsiva - e gratificante.




Ho scritto di altri vini di Cos a questi indirizzi:




domenica 6 aprile 2014

Al Cavallino Bianco @ Polesine Parmense





Bassa parmense, giusto a ridosso della golena.
Al Cavallino Bianco, meglio conosciuto come "Il Tipico" della famiglia Spigaroli, è tutto tipico, a cominciare dall'accoglienza: onesta, sincera, mai affettata.

La cucina è molto ancorata al territorio, verrebbe da dire con tutti prodotti a km zero, non fosse che il concetto originale e puro - ormai snaturato e svuotato del suo contenuto etimologico - ha assunto, quantomeno, troppe ambiguità.


La sala da pranzo è ampia, luminosa e curata. Sobrietà ovunque.



La cucina è affidata ad una brigata di giovani ragazzi, sui quali vigila, in linea d'aria, da vicinissimo, Massimo - chef stellato a poche centinaia di metri - mentre suo fratello Luciano cura e coordina, in modo preciso, discreto, ma attentissimo, il personale di sala.
 
Ci si accomoda, scegliendo tra diversi menù, oppure dritti à la carte, spendendo, all'incirca, sei deca.



 Si attacca con flûte di Tamburen



con crocchette di Culatello e spumini di parmigiano.

  

Vai con una selezione di salumi. Li producono da oltre 150 anni - il bisnonno Carlo fu norcino di fiducia del Maestro Giuseppe Verdi -  i maiali neri li allevano addirittura, cosa fai rinunci?



Culatello 14 mesi




Culatello 24 mesi, coppa, lardo, cresponetto e strolghino 20 giorni





in abbinamento alla loro giardiniera





Tiepida spalla cotta tagliata a coltello



Janisson Baradon non dosé s.a. Pinot Nero e Chardonnay in parti uguali.


Finezza, freschezza e drittezza. Impennato e con un côté minéral di prim’ordine.
Inappuntabile con i salumi, strutturato con i primi.

  


Cupola di polenta con gamberi d’acqua salmastra e riduzione di balsamico

 

Non ti potrai sottrarre ai loro primi, con la forchetta che morde il freno



I classici tortelli d’erbetta alla parmigiana




I tagliolini al burro d’affioramento delle vacche rosse e Culatello




Il filetto di maiale nero di Parma, intramezzato di Culatello e tosone




Cuore caldo - cremosissimo - al cioccolato con gelato al mandarino




Piccola 


Ho trovato una cucina sobria, abile, avveduta e, in sostanza, priva di sbavature. Solamente un piccolo neo sui primi, dove avrei gradito un po’ più di leggerezza. Per il resto solo coerenza, consapevolezza, solidità.
Materie prime di alto livello per piatti di grande equilibrio, sia per pulizia di sapori che per precisione di esecuzione, sono i tratti salienti di questa tavola.


La carta dei vini, molto ampia e ricercata, è per tutti i portafogli, con ricarichi più che onesti e alcune perle nascoste. Tante le etichette, sia nazionali che estere, di produttori bio.

Qualora vi fossero rimasti degli interrogativi, il loro sito è di trasparenza cristallina e sempre aggiornato.







Prima di partire, una veloce occhiata a come procede l'affinamento, dei circa seimila Culatello, nella vicinissima cantina della Antica Corte Pallavicina.


giovedì 3 aprile 2014

Docg Barolo Cannubi S.Lorenzo - Ravera 2006 Giuseppe Rinaldi





Nel bicchiere un granato caldo e luminoso che anticipa un naso, ricchissimo, ampio e rigoroso, che si apre subito con intense sensazioni di viola, rosa e fiori appassiti, per virare, poi, verso un carnoso frutto rosso – ciliegia e amarena – e spostarsi, infine, su sentori di china e sottobosco, liquirizia e pepe bianco.

Queste pennellate olfattive, preludono ad un assaggio che lascia il segno. In bocca è morbido e, insieme, vibrante, deciso e di gran corpo, con tannino setoso ma incisivo, ottimo nerbo acido e bilanciamento alcolico millimetrico. Ritrovo al palato, preciso e puntuale, il profilo olfattivo, con il frutto che si mescola e si fonde, elegantemente, alla liquirizia e al tabacco.
Flacone in forma splendida, di freschezza mai cedevole e beva incontrollabile, che termina molto persistente con rimandi di cacao, spezie e sapida mineralità.

Un’ altra perla del Citrico.






Racconto lo stesso vino, ma millesimo 2007, a questo indirizzo:



lunedì 31 marzo 2014

Aoc Champagne Blanc de Noirs Brut s.a. Fleury





Pinot Nero in purezza per un oro d’antan nel calice, con una fine e persistente bollicina. L’impianto olfattivo è ricco, intenso e affascinante. Si dichiarano, in splendida forma, note di panificazione, fruttini rossi di bosco – lampone, ribes e fragolina – intrecciati da affermati sentori di agrumi – cedro e mandarino – all’interno di una cornice minerale di gran definizione.

Tutta questa ricchezza e complessità, trova abbondanti e convincenti conferme al palato. Bocca freschissima e profonda, equilibrata e cremosa, che riprende, accuratamente, il resoconto olfattivo, enfatizzando l’orditura tra espressione agrumata e minerale, con rimandi di speziatura dolce. Sorso strutturato e di gran pulizia, con persistenza di gran classe, da fuoriclasse.
Stratosferica l’accoppiata con risotto al nero di seppia.

Fleury non sbaglia, così come voi non sbaglierete nel sceglierlo.





Ho scritto di un altro champagne di Fleury qui: