venerdì 22 agosto 2014

Docg Chianti Classico Le Trame 2009 Podere Le Boncie




Fa specie sapere che in territorio chiantigiano – siamo a Castelnuovo Berardenga - le vigne di Sangiovese, curate da Giovanna Morganti, siano ad alberello.
Le Trame è Sangiovese in larga parte, con piccole percentuali di Colorino, Mammolo e Foglia Tonda.

E’ rosso rubino, di bella trasparenza.
Il naso è Chianti purosangue, con uno splendido piglio fruttato, declinato in ciliegia e arancia rossa, un mazzolino di rose e violette fresche, con qualche fiore secco, anice ben marcato, una spolverata di tabacco, sensazioni eucaliptiche. Questo ricco bagaglio è puntellato da precisa ossatura minerale.

All’assaggio rigurgita vibrante freschezza, con le papille subito accerchiate dall’impostazione fruttata. Per il resto si dimostra estremamente austero e riservato. O forse è solo timididezza. In questi casi si è soliti dire meglio al naso, ma è solo questione di giovinezza del flacone e di una non, ancora, sufficiente ossigenazione. Ossigenazione che arriva, col tempo, anche se la beva fa pressing alto, molto alto.

Lentamente, l’espressività nasale arricchisce l’ambito gustativo, con la viola e la rosa che si distendono, per bene, a centro bocca, unite a cenni di tabacco.
Quello che colpisce è il virtuoso equilibrio del sorso, che si fa apprezzare per una tessitura tannica, fine ed elegante, e un dominio alcolico rigoroso.
Termina non troppo lungo, ma molto persistente, con un efficace sigillo balsamico.

Facile raccontare, quando trovi nel calice vini di queste fattezze.


mercoledì 20 agosto 2014

Igp Terre Siciliane Lucido 2012 De Bartoli




Il Catarratto è, dopo il Trebbiano, il secondo vitigno bianco più diffuso nel nostro paese e rappresenta circa la metà delle uve coltivate in Sicilia.

Indossa il giallo brillante, lucido, con bagliori verdognoli.
Il bouquet, delicato e pulito, si sviluppa attraverso sentori che privilegiano maggiormente l’aspetto fruttato, rispetto al floreale. Sono schierati, precisamente, aromi di pompelmo e arancia, cedro, albicocca e ananas, cui si somma un timbro di mineralità marina che si ritaglia una fetta importante della "torta" olfattiva.

Freschezza e fragranza costituiscono solamente le prime impressioni del palato, il quale riprende, simmetricamente, le impronte olfattive, amplificandole. Frutta esotica, mare, salmastro, roccia, anche in versione pietra focaia e un refolo di menta, sono gli ingredienti di questo sorso dalla beva killer.
Delicate armonie, equilibri e persistenze che hanno esaltato la mia zuppa di cozze e lenticchie.


sabato 16 agosto 2014

Aoc Champagne Grand Blanc Brut 1999 Philipponnat




Qualche tempo fa, pieds dans l’eau - per zanzare un’espressione cara al Guardiano - discorrevo con un ristoratore, il quale mi confidò dello scetticismo, per non dire diniego tout court, da parte della clientela, in generale, di ordinare millesimi di due anni antecedenti, considerati già decrepiti e mezzi defunti, assumendo, in caso di bollicine sans année, l’anno della sboccatura, come quello del millesimo. Bleah!

Indubbiamente, il mio bravo e competente ristoratore, una bottiglia come quella di oggi ce l’avrebbe in cantina da mo’, con tanto di barba, peli, funghi, muffe etc.
Viceversa, io che sono un roditore, talvolta masochista, da scaffale di enoteca e mi piace andare a caccia o di vecchi millesimi, o, come in questo caso, comprarlo all’uscita e aspettarlo, concedo volentieri tempo e ai millesimi e alle sboccature.

Come questo 1999, sette anni sur lattes, degorgiato a febbraio 2007, ergo, altri 7 anni (emmezzo) a bighellonare chez moi.
Solo Chardonnay da zone Premiers e Grand Crus, solo la cuvée, i primi e più puri 2.050 litri.




Apro - nel calice oro luminoso e abbagliante, con un train de bulles rubacuori - e lascio riposare per oltre un ‘ora. E’ un vino, solo dopo uno Champagne.
Mi ribalta il naso con una freschezza impressionante, non ci credo dopo tutto questo tempo. Ritento e, a differenza di quanto riportava la carta interna dei chewing gum anni ‘70, stavolta «sono fortunato» e la sua freschezza e gioventù sono vieppiù manifeste, esemplari e leggibili.
Il floreale – tiglio e biancospino – e l’ agrumato – cedro, lime, pompelmo – più uno spicchio di pera, scorza di arancio e zenzero, si appoggiano su una solida trama di mineralità gessosa, che si amplifica col passare del tempo.

In bocca lo spartito stilistico non cambia, con la Freschezza, indiscussa e incontrastata protagonista, che scorterà l’esplorazione fino all’ultima stilla. Al gusto si dimostra sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda olfattiva, con meno floreale e molto più frutto – agrumi in levare. Acidità precisa, cremosità e avvolgenze, dritto, senza furiose esasperazioni – 5 gr./l di dosaggio, da extra brut, dichiarati in etichetta – e una chiusura, lunga e persistente, ben integrata tra il minerale e l’agrume.

In una parola: equilibrio, che è ciò che, in fin dei conti, conta - perdonate la cacofonia – e fa la differenza. Sempre, e non solo in una boccia.




mercoledì 13 agosto 2014

Doc Alto Adige Sauvignon Voglar 2011 Peter Dipoli





Chi mi legge, sa come la pensi sui bianchi di quella zona là e di come non ne abbia mai fatto mistero, scrivendolo più volte. Trattandosi di Sauvignon poi, troppo sovente, la storia si ripete: aromi sparati, esagerati, posticci e chi più ne ha, più ne (s)metta.
Questo di Dipoli non è il solito Sauvignon unougualeallaltro.
E’ un Sauvignon…che non è. O (magari) sono gli altri che non lo sono?

Quasi oro nel calice, con profumi davvero delicati, misurati e reali. Accosto il naso e noto che non c’è pressochè traccia dello scontato bagaglio aromatico vegetale cui ci hanno abituato “gli altri”.
Il fatto che Dipoli vendemmi allorquando l’uva abbia raggiunto la completa maturazione, spiega, inequivocabilmente, perché nel bicchiere tutto ruoti a beneficio dell’aspetto fruttato – arancia, cedro e mango – ad intero discapito di quelle rasoiate verdi fatte di esasperate note di foglia di pomodoro, salvia e peperone. C’è qualche impronta vegetale – timo, fieno, anice e menta – ma molto, molto defilata.
L’ossigenazione regala, infine, un tocco sapido-minerale davvero autentico.

In bocca il passo è elegante, fresco e armonico. Fedele al profilo olfattivo, il palato accoglie questa piacevole consistenza di frutta, soprattutto tropicale, con omogenea fusione tra cedro, bergamotto e mango, che, verso la fine, assume anche andature candite. Si mantiene di basso profilo la dimensione vegetale, mentre la vena acida e rocciosa, conferiscono tensione e profondità al sorso.
Elevata fluidità di beva, lungo e persistente.
Non bevetelo troppo freddo.

Quanto gradirei questa stoffa diventasse patrimonio di altri Sauvignon.




sabato 9 agosto 2014

Doc Alto Adige Pinot Nero “Mazzon” 2010 Bruno Gottardi




Il Pinot Nero di Gottardi non manca mai nella mia cantina, o meglio, si beve con così tanta solerzia e regolarità che finisce per mancare allorchè ne vorresti ancora.
Anche nel millesimo di oggi si dimostra di garanzia assoluta, cristallina e, come sempre, non mente e non delude.

Affascina l’occhio e incanta il naso questo rubino splendente. Il timbro olfattivo, di fine eleganza, è molto dominato dalla espressione fruttata – mora, ciliegia, lampone – che lascia briciole alle erbe di campo, mentre si insedia, poco a poco, la tipica vena speziata, percorsa da precisi tocchi balsamici.

Entra freschissimo, vitale e pieno di grip. Totale simmetria nel riproporre, anche al palato, il percorso olfattivo, con il frutto che qui si divide la posta con le spezie.
Tannino vellutato, verticalità e mineralità, splendido bilanciamento del grado alcolico e conseguente scioltezza di beva, sono le cifre significative di questo sorso, che si è rivelato lungo e persistente, con rimandi di cacao ed eucalipto.
Anche stavolta ha regalato emozioni.




giovedì 7 agosto 2014

Aoc Champagne Extra Brut 1995 Fleury




Questa esce direttamente dalla cantina di monsieur Fleury, dunque, quantomeno, vi assicuro il conta chilometri possegga ancora il piombino. E’ stato proprio Jean-Pierre in persona a convincermi della assoluta bontà di questo millesimo, che, in questo momento, sta regalando soddisfazioni e performances da fuoriclasse.

Si tratta di un assemblato - 80 Pinot Nero e 20 Chardonnay - che non fece, a suo tempo, la malolattica. Passati quasi 20 anni è troppo facile, ora, sostenere che mai scelta fu più premiante. Che boccia!

Il tappo che ha lavorato e retto benissimo, costituisce indizio inequivocabile circa l’assoluta qualità della “roba”.
Oro, neanche troppo intenso, alcuna deriva ossidativa e bulles très très très fini, incessanti, inarrestabili.

Quello che è stupefacente, è la freschezza étonnante – anche, ma non solo, in virtù della malò non svolta - che emana il liquido sia al naso, sia al palato, soprattutto al palato. Un vino giovanissimo e appuntito, mineralissimo, con qualche fiore bianco e molti agrumi, un tocco di miele d’acacia, una bella cifra di champignons e ostriche, con una quota da vertigini di rasoiate impressionanti.

Il resto sono e m o z i o n i – non trasferibili - che ognuno capta e vive motu proprio, suscettibili di infinite variabili – con chi, dove, come, quando, quanto, etc.

Chapeau-bas, Jean-Pierre.
Non privatevene. Almeno una.




lunedì 4 agosto 2014

Zgp Zelen 2011 Guerila




Ho conosciuto Zmago Petrič e i suoi vini allo scorso Merano Wine Festival bio&dynamica e mi sono piaciuti sia lui che i vini. A partire da questo Zelen, un vitigno autoctono che, insieme al Pinela, Zmago sta valorizzando.
Siamo in Slovenia, zona occidentale, nella Valle del Vipacco. I vigneti si collocano, grosso modo, a 300 metri slm, nella parte più alta della vallata.
L’etichetta, rimanda al Sud America, ai moti rivoluzionari, al “Che” e nei caratteri contiene la sfida che Zmago lancia nel recupero degli autoctoni dimenticati.

Nel calice un giallo paglierino, con notevoli sfumature verde brillante.
Seducente e complesso, fin dall’olfatto. Evidenti sentori di erbe aromatiche mediterranee – timo, rosmarino, alloro, salvia – e una bella espressione fruttata – pesca e mango – con un tocco di rosa e una forte fisionomia di mineralità pietrosa a completare questa convincente trama olfattiva.

Al palato entra fresco e morbido, con la parte sapido-minerale in gran tiro – marcatissima – che non abbandona mai il sorso. Solo in seguito ritrovo, con bella pulizia, le peculiarità vegetali e fruttate.
Vino equilibrato, con croccante e succulenta acidità, di beva martellante. Termina persistente su note minerali, a tratti anche salate, e di liquirizia, con buon allungo.
Matrimonio di successo con rolata di coniglio.